Prosa

Quando Rick Wakeman mi ha graziato dall’impiccagione

Yes, questo giro va di culo, apriamo la tournée di Rick Wakeman, mitico tastierista degli Yes. Siamo in giro per l’Italia, lui in aereo con la sua band e noi poverelli in treno. O in auto a noleggio quando il nostro batterista arriva tardi in stazione perché deve finire la colazione all’hotel, tutta, non solo la sua.

Ma non posso prendermela con lui, nemmeno poi per come guida, perché proprio lui, prima di partire, mi ha consigliato di chiedere all’impresario che ci porta in giro il doppio di quello che voglio prendere effettivamente.

“E pretendi la metà, subito, prima di partire, come anticipo. Perché alla fine, conoscendolo, avrai solo quello.” mi assicura.

Non ci potevo credere, ma meno male che ho fatto così. Avanzo ancora la seconda rata.

Il tipo, naturalmente, mi tiene in ballo fino a tre giorni dalla partenza, sperando che io desista, prima di cedere finalmente e darmi in malo modo l’anticipo che pretendo, lui che fa tutto questo per noi e io così ingrato.

Io che ormai credevo di aver perso anche questa occasione, tra le tante altre, e invece no, ora sono sugli stessi palchi di un altro dei miei miti, con l’impianto audio che solitamente usa Elton John, munito per giunta di un fonico inglese pazzesco che ci fa sentire come se suonassimo dentro a un disco, di quelli veri.

Il palco di stasera è strampalato, un po’ come tutte le cose che riguardano questa musica qui in Italia. A partire dal fatto che non è considerata una professione, un vero lavoro e a finire nei piccoli dettagli. Infatti i camerini hanno accesso solo dal palcoscenico e, se esci, ti trovi direttamente in onda, di fronte al pubblico e in mezzo all’altra band che sta suonando.

Così, finita l’apertura a Wakeman, entriamo in una specie di prigione dove preghiamo che ci siano caraffe o bicchieri abbastanza grandi per poterci fare la pipì. E dove nessuno osa più bere bevande lasciate a metà o che abbiano colore anche solo vagamente giallastro, tipo birra, the, aranciata o limonata.

Potevamo anche andarcene da lì, magari a farci belli tra le ragazze del pubblico, ma i musicisti poveri e giramondo come noi hanno sempre fame, se non sete, e lì c’erano anche i nostri panini e un po’ di frutta.

Poca roba in verità, mica siamo la band di punta, tant’è che in un attimo spolveriamo tutto. Ci guardiamo e, sgomenti, realizziamo che ora dovremo restare lì, ancora affamati, per altre due ore, finché non finisce il concerto.

“Chissà quanta roba invece hanno gli altri.” insinua subdolo il batterista. Poi prende una sedia e la appoggia al telo che divide il nostro camerino da quello di Rick. Sale e, in punta di piedi, sbircia dalla fessura sotto la tettoia.

“Azzo” fa “hanno ogni ben di Dio…”

E io so come andrà a finire, ma ci provo a dirgli di mettersi il cuore in pace, che sono cose che non si fanno.

“Loro sono lì fuori che suonano e non mangeranno mai tutta quella roba, magari neanche gli piace. Gigi, tu sei il più piccolo, ti infiliamo nella fessura e poi ti ritiriamo su di qua. Stanno suonando e nemmeno se ne accorgeranno se manca qualcosa.”

Mentre dico no sono già tra le loro mani e l’attimo dopo a cadere di là.

” Passaci bibite e panini.” dicono sporgendo le mani dalla fessura.

“Bassista sì, ma mica scemo.” dico io “Così poi mi lasciate qui, vi conosco.”

Così mi imbottisco ovunque riempiendomi le tasche, la maglia e la cintola dei calzoni, forse anche le maniche, non so, ammetto di avere ricordi confusi a riguardo.

Perché, come dice una mia cara amica, la mia vita è tutta un fumetto, al punto che mi chiedo che diavolo s’è fumata (fumettata?) la vita per farmi passare tanti inverosimili guai.

Infatti, quando ormai addosso non ho più posto per niente altro, nemmeno in bocca e, simile a una mongolfiera, sto offrendo i polsi ai miei compagni perché mi riportino di là, il batterista sul palco attacca il suo assolo.

Ora, una band può anche sopportare che nella musica ci debba essere una batteria, per ragioni di immagine, ma non di essere costretta a restare lì mentre uno che della musica non sa niente se la gode come un pazzo nel fare un rumore della Madonna, sapendo anche di guadagnare come tutti gli altri che invece si sono fatti un culo così.

Quindi cosa fanno i musicisti? Rientrano di corsa in camerino. E mi beccano.

Rick Wakeman è vestito da re e mi vedo già condannato e impiccato con le corde del mio stesso basso. Succede già a volte alle mie mani quando suono e mi trovo aggrovigliato tra le note, ma loro non muoiono soffocate.

Prima che possano dire una parola, e avrebbero tutti i motivi per inquietarsi seriamente, visto che lì hanno tutti i loro abiti, portafogli e oggetti personali, mi svuoto di tutto rivoltando completamente le tasche per mostrare che sono solo uno stupido e semplice ladro di cibarie, nonostante sia italiano.

Quando faccio segno che sono disposto a spogliarmi completamente per dimostrarlo, Rick, con un gesto magnanimo, mi fa segno che posso evitarlo.

Allora ne approfitto anch’io, visto che l’inglese i miei lo usavano tra di loro perché noi figli non capissimo cosa si dicevano, per spiegargli a gesti che avevamo fame e non c’era rimasto più niente.

Rick ordina qualcosa ai suoi che subito mi circondano e io mi rassegno a dover combattere fino all’ultimo sangue. Mi afferrano, mi tirano su e, mentre Rick mi mette in braccio la montagnola di viveri che avevo deposto, mi ributtano al di là del telo ridendo.

Faccio un tonfo per terra perché gli amici, cari, vista la mal parata, invece che stare pronti a raccogliermi, si sono seduti qui e là a far finta di niente. “Noi non c’entriamo.” dicono quasi all’unisono prima di realizzare che ho un banchetto tra le mani.

“Ok” faccio io “vuol dire che mangerò da solo.”

L’attimo dopo li ho tutti attorno che mi aiutano a rialzarmi, mi spolverano i vestiti, mi chiedono se mi sono fatto male, se voglio bere qualcosa.

Sono fortunato ad avere amici tanto premurosi, lo so.

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Gigi Todesca
Sono umano, ma sono anche un sasso, il vento, le piante, gli animali e tante cose che ancora non so.

2 Replies to “Quando Rick Wakeman mi ha graziato dall’impiccagione

  1. Beh è una fortuna avere questi aneddoti da raccontare ed un piacere leggerlo, soprattutto se descritti con humor. Un buon humor….quello che prediligo..
    Anche lo stile mi piace, alla Pennac, tra la sceneggiatura di una commedia è un fumetto! 😊
    Me gusta 👍

  2. Carissima Silvia, sono così felice che questo Pennac (una giovane promessa immagino) possa ispirarsi al mio stile.
    Un giorno ti racconterò anche di come, negli anni ’70, ho ispirato a Heribero ed Helenio Herrera il nuovo ruolo del portiere di calcio per il terzo millennio.
    Ma anche di quando credevo di essere pazzo e invece avevo capito come aiutare Gioseffo Zarlino a sistemare meglio le sue teorie.
    Più tante altre amenità, anche sullo studio condotto sui buchi neri ovali, senza alcun bisogno di usare telescopi esterni o oggetti poco igienici come i super computer.
    È molto bello quello che mi hai scritto, grazie di cuore

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