Prosa

Quando ho fatto sbagliare James Cotton

Il mio primo incontro con James è stato dopo un pranzo al quale io e Massimo, il batterista, non eravamo stati invitati. Guido non è mai stato troppo generoso, così aveva coinvolto solo Stefano, il chitarrista cantante. E non so se a lui glielo ha offerto il pranzo.

Comunque la prima cosa che mi ha chiesto l’armonicista di Muddy Waters dopo i saluti è stata se la ragazza che era con me fosse per lui. Ero contento che gli piacesse, ma mi sentii di precisare che era mia moglie.

La seconda cosa, subito dopo, fu se almeno avevo qualcosa da fumare. “No” dissi, sapendo che in un attimo lo avevo già deluso due volte. Non so se sarebbe potuta andare peggio. Per fortuna non mi chiese più nulla, salvo avvisarmi che I’m Ready andava fatta in re e non in mi, quando la intonammo per farci le foto nello studio di registrazione, lì dove doveva suonare su un paio di blues per il disco di Guido.

Poi il fonico mandò la Big Boss Man che avevamo inciso in precedenza e lui soffiò la sua magia nell’armonica accompagnando il canto di Guido. Arrivato l’assolo tirò fuori dal suo cappello la maestria che ne ha fatto uno dei più grandi esecutori di Blues lasciandomi a bocca aperta, che non è una bella cosa perché ce l’ho assai grande, la bocca.

Ma quella volta l’aprii di più, come forse non avevo mai fatto in vita mia, perché a un certo punto cannò il giro blues, cambiò in un punto sbagliato. Si corresse immediatamente e credo che nessuno dei presenti se ne sia accorto. Poi si fecero un altro paio di takes in cui suonò al suo meglio e una di queste finì sul disco.

Di questo episodio non ne parlai mai ad alcuno in vita mia. È la prima volta infatti che lo racconto pubblicamente e solo perché finalmente ho capito come è potuto succedere: è stata colpa mia!

Durante l’assolo, credendo di dare vita al pezzo, ho messo delle note di basso che non dovevano esserci in quel punto, ma solo prima dell’accordo successivo. Perché ogni frase del blues porta a qualcosa di ben definito, come nel parlare e in tutte le forme di espressione ogni cosa porta a un’altra ben precisa.

E io, con quelle note, ho detto “Qui si cambia” e James, da musicista attento, mi ha ascoltato e seguito, ma non era vero. Lui non si è lamentato, non ha detto nulla su quanto non sapevamo di Blues. Ha rifatto e basta.

Peccato, perché se mi cazziava avrei imparato prima. In ogni caso credo di essere uno dei pochi, se non l’unico al mondo, che è riuscito a far sbagliare James Cotton su un blues.

Sono pazzesco, lo so.


8 novembre 2016

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Gigi Todesca
Sono umano, ma sono anche un sasso, il vento, le piante, gli animali e tante cose che ancora non so.

6 Replies to “Quando ho fatto sbagliare James Cotton

  1. Incredibile! L’atmosfera di questo raccontino mi ricorda molto una serata a Feltre dove ho cenato con dei musicisti dopo lo spettacolo 😛
    Racconti molto bene e per qualche minuto si viaggia sulla tua onda dimenticando tutto il resto, tipo una giornata con due consigli di classe, qualche rogna e una festicciola di compleanno che ti lascia un po’ rintontita 😀

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