Prosa

Ma tu, da piccolo com’eri? – 2

continua da: https://www.amicodipenna.it/ma-tu-che-bambino-eri/


I miei si sposarono a fine settembre e io nacqui i primi di maggio. Così, con quella disarmante ingenuità che mi ha sempre contraddistinto, ho creduto per tanto tempo di essere nato settimino. Cosa che da ragazzo mi piaceva assai perché dicono che chi nasce prima è più intelligente.

Rimasi dunque molto deluso quando finalmente mi feci coraggio e chiesi conferma del fatto ai miei. Scoprii così che ero stato concepito ai primi di agosto grazie alla distrazione di una zia di mamma che li doveva sorvegliare durante il loro viaggio a Roma.

Poi però le distrazioni furono tutte di mio padre, riguardo agli altri quattro fratelli tutti figli di Ogino-Knaus, visto che per mia madre i calcoli si limitavano solo ai reni e per mio papà, da tipico maschio, non era concepibile ammettere di non saper usare il pallottoliere, nemmeno di fronte all’evidenza di tanti ripetuti errori.

Papà Oginooooooo

Eravamo dunque il frutto di otto anni di reiterata e incosciente distrazione. Poi, o mia mamma per disperazione imparò a far di conto o papà smise di prenderla lui la pillola anticoncezionale. Nonostante tutto questo però, a onor del vero, babbo poi si dimostrò sempre molto fiero e orgoglioso di noi.

“Io sono più fortunato del papà di Leonardo Da Vinci” diceva spesso “Lui ha avuto solo un figlio genio e io invece ne ho cinque.”

Però lo diceva in un modo che, se non fossi stato ciecamente sicuro della sua buona fede, avrei potuto pensare che si immedesimasse con Leonardo, con la tristezza di tutti i geni la cui prole non ha lasciato traccia alcuna.

In effetti è uguale a mio papà, a parte i capelli lunghi…

Fu dunque per darmi subito una educazione e una cultura il più possibile adeguata alle mie doti che mi avviarono al più presto agli studi dell’asilo. Oggi sono più che mai convinto che, per accelerare i tempi, abbiano perfino rischiato la prigione falsificando la mia data di nascita, anticipandola per favorire il mio ingresso nel mondo del sapere. Sacrificandosi e privandosi della gioia di avermi per casa. E io, il solito ingrato, che pensavo non mi volessero tra i piedi…

Nella mia insensibilità avrei dunque potuto essere triste o arrabbiato per essere consegnato ogni giorno a delle donne vestite da pinguino che, per sopravvivere, facevano il gelo tutto attorno a loro.

Triste e arrabbiato io? Ma quando mai?

Per fortuna però trovai subito una materia di studio che attirava tutte le mie attenzioni: le bimbe. Forse perché era proibita, visto che allora maschi e femmine venivano subito separati.

Io mi applicavo molto nello studio, anche se quell’incrociare le dita di lei la dice lunga su aspettative e risultati

Mi mescolavo tra loro e ci giocavo di nascosto finché prima o poi non venivo scoperto. Allora manifestavo il mio disappunto prendendo a calci e pugni le suore, ce ne volevano parecchie per contenermi, e loro mi mostravano con tutta la loro infinita pazienza come ci si deve comportare con vero amore, legandomi a un termosifone, acceso, dell’altro reparto.

Missione compiuta!

Dai maschi funzionava a prepotenze, prevaricazioni e ingiustizie, tutte cose che non sopportavo più perché ce le avevo già a casa. E santa castagna, se uno esce che almeno trovi qualcos’altro da studiare, no? Così lì, che tutti erano più o meno della mia stazza, finiva che gli restituivo anche quello che non potevo dare a mio papà. Prima di soccombere con fierezza, perché ero sempre uno contro tutti.

Ecco perché a fine giornata tornavo a casa sanguinante, lercio e con grembiule e abiti a brandelli.

“Vado io che lo spoglio e lo metto direttamente in vasca.” Gridava mamma alla domestica di turno che apriva la porta quando sentiva suonare il campanello all’ora del mio rientro. Poi magari non entrava nessuno perché era il fruttivendolo che, interdetto, tergiversava sul pianerottolo chiedendosi cosa stesse per capitargli e perché.

Fu così che più che da asilo ad asilo, fui costretto a passare da prigione a prigione, con i miei sempre in cerca di quello di massima sicurezza che potesse contenermi.

“Guarda i pulcini!” dicevo al malcapitato di turno indicandogli il cortile attraverso la vetrata suddivisa in riquadri.

“Dove?” chiedeva quello appoggiando il naso.

Crash! gli spingevo la testa attraverso il vetro in modo che potesse vedere meglio. Che ne sapevo io che era così fragile? Che avrebbe potuto tagliarsi la gola sui frammenti aguzzi e sporcare tutto di sangue? Ma si mettono vetri così in un asilo?

E poi, scusate eh, ma quando mai si sono visti pulcini nel cortile di pietra di un asilo di Venezia? È forse colpa mia se quello era tonto?

Mamma da piccola si vergognava a dire che suo papà faceva il direttore d’orchestra e del coro, non le sembrava proprio una cosa seria, come lavoro. Così in un tema scrisse vantandosi che il suo babbo faceva il contadino e che nella fattoria aveva tanti pulcini di tutti i colori: blu, rossi e verdi. E poi dicono di me…

continua

 

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Gigi Todesca
Sono umano, ma sono anche un sasso, il vento, le piante, gli animali e tante cose che ancora non so.

4 Replies to “Ma tu, da piccolo com’eri? – 2

  1. Bellissimo! Ho riso tanto per il fruttivendolo, ma soprattutto ho scoperto che abbiamo molto in comune: noi siamo in sei fratelli, di cui, a parte due, tutti figli dell’Ogino – Knaus (poi mia mamma, dopo i gemelli nati a un anno di distanza dal quarto genito, deve aver smesso di andare a confessarsi dal prete che le proibiva di prendere gli anticoncezionali). Sono anche andata all’asilo dalle suore che ci mettevano a dormire seduti con la testa sul banco e le mani “in seconda”😱

    1. Papà però non rideva tanto quando dicevamo che l’ultimo fratello assomigliava al fruttivendolo 😉
      Io ero primo dei fratelli, quindi i miei non hanno potuto badarmi tanto, tu in che posizione eri? Però bello poi avere sempre a disposizione qualcuno con cui giocare 🙂 senza contare che ero capo con poteri assoluti, solo per nascita, senza dover fare nulla per meritarlo.
      E non mi dire delle mani “in seconda” che sono stato bocciato tre volte all’esame di guida perché passo dalla prima alla terza direttamente…
      Grazie

  2. Per mettere il cuoricino basta toccarlo sul cellulare o cliccarci sopra da computer e devi esserci riuscito, vista la quantità.
    La vera teppa è quella che sa sempre apparire un angioletto, perché solo così può combinare le sue malefatte 😉
    Grazie

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