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La tartaruga sullo skateboard

WILD ROSE – La tartaruga sullo skateboard

Il fiore della rosa canina ha dei petali a forma di cuore che si aprono per assorbire con gioia la piena energia solare. Simboleggia l’amore, la luce e la vitalità ed è per questo il fiore di amanti, poeti e mistici. Quando le delusioni della vita colpiscono così forte da annientare la capacità di reagire si può generare un atteggiamento fatalistico di pessimistica rassegnazione. É questo il rimedio per coloro che si sono arresi, non credono, non sperano più e deambulano nella vita come zombie in attesa del loro triste destino. Che senso ha l’amore, il denaro, il potere o anche solo lavarsi, vestirsi e godere delle piccole cose della vita? Meglio aspettare compostamente che le cose facciano il loro corso tanto… si sa come va a finire. Nella tomba.

La prima volta che Saverio venne nel suo studio pensò si trattasse di un barbone. Aveva tutto del barbone: i vecchi pantaloni troppo larghi erano allacciati con un pezzo di corda che fungeva da cintura e indossava una vecchia felpa con la scritta LIDL. Invece, come aveva scoperto successivamente, nel corso della loro strana amicizia, Saverio era un uomo piuttosto benestante e per di più con una vasta cultura.
Guardandolo aveva pensato che il direttore marketing di quei supermercati avrebbe dovuto dimettersi : nulla più di quell’uomo seduto di fronte a lui con quella triste felpa poteva deprimere il consumo di beni. Difatti da allora lui stesso ogni volta che passava davanti alla LIDL pensava a Saverio, gli pigliava una sorta di tristezza e non si fermava, piuttosto andava a fare la spesa altrove.
Oltretutto, non si capiva perchè, aveva in mano un rotolo di carta igienica.
Cogliendo il suo sguardo Saverio disse:
“Ho il raffreddore.”
“Ah… capisco” aveva risposto lui ” ma… non troverebbe più pratico usare dei fazzolettini di carta?”
“Anche questa è carta.” rispose Saverio, guardandolo con i suoi occhi azzurri e intelligenti.
In effetti anche quella era carta, non si poteva discutere su questo. Gli venne quindi, così spontaneamente, da fargli una domanda che non è una domanda strana da parte di un dottore, anzi è piuttosto banale.
“Come sta?” gli chiese.
Come avrebbe scoperto in seguito “Come stai?” per Saverio non era affatto una domanda banale.
“Dottore oggi sono vivo con un semplice raffreddore, ma domani nessuno può saperlo. Si ricordi: cenere siamo e cenere ritorniamo. Il problema che mi angoscia non è tanto il fatto che dobbiamo morire, quanto il come. Per esempio ritengo che se un uomo è fortunato riesce a morire all’improvviso di un colpo o di una malattia fulminante, ma pochi hanno questa fortuna. Con i tempi che corrono è molto più facile che ti ritrovi una malattia lunga e invalidante che ti costringe a cure crudeli e a una vita orribile. Poi a un certo punto ti attaccano a un tubo e te la fai nel pannolone per anni e anni. E quando finalmente muori, speri di essere cremato perché, con tutti i conservanti che ci propinano in quello che mangiamo, non ci decomponiamo più. Hanno trovato cadaveri perfettamente intatti dopo molti anni. E che ne sappiamo noi di cosa sono in grado di fare le multinazionali con migliaia, milioni di cadaveri belli che conservati? Nel migliore dei casi ci trasformano in saponette, nel peggiore potrebbero condurre su di noi terribili esperimenti. Non mi piacerebbe rinascere zombie. Quindi alla domanda ‘Come stai’ non posso risponderle bene, a meno di avere la certezza di una morte rapida e indolore e una onesta cremazione.”
Non riuscì a rispondere nulla lì per lì, il suo discorso lo aveva lasciato basito. Che quell’uomo fosse pazzo?
“Non sono pazzo dottore” disse lui leggendogli nel pensiero “se lei ci pensa bene, i miei argomenti sono perfettamente validi, però, come dice mia moglie, ho le mie fissazioni. Cioè mi fisso su certe cose e divento, secondo lei, insopportabile. Adesso per esempio è un po’ di anni che mi rifiuto, per principio, di comprare vestiti perchè ritengo che la funzione del vestito sia quella di coprirci e basta, quindi finchè i miei vestiti mi coprono non ho intenzione di comprarne altri. Ora questa mia, diciamo così fissa, mi procura guai seri con la mia consorte che mi ha spedito a vivere nel seminterrato con la tartaruga. ”
“Ah…” aveva risposto lui interdetto” quindi lei vorrebbe un aiuto per superare le sue, diciamo così fissazioni?”.
“No, certo che no. Dovrebbe levarmi il cervello per riuscirci e il mio cervello mi va bene così, piuttosto preferirei che curasse il resto del mondo che, secondo me, ne ha tanto bisogno. Io voglio solo essere riammesso al piano superiore e siccome la condizione posta è che io mi curi, se io verrò da lei una volta ogni tanto mia moglie penserà che io lo stia facendo. Poi se vuole prescrivermi anche delle medicine a me va bene, purchè sia roba naturale, perchè certe schifezze io non le prendo. Per onestà sono costretto a dirle che ritengo l’omeopatia un’immensa bufala, ma capisco che lei possa sentire la necessità di darmi qualcosa, quindi sono disposto a venirle incontro. Una mano, come si suol dire, lava l’altra.”
Da allora Saverio venne da me circa una volta al mese, facevamo quattro chiacchere e si portava via, tutto contento, una boccetta. La appoggiava bene in vista sul comodino della camera da letto in modo che la moglie avesse la certezza che in qualche modo stava cercando di guarire le sue “fisse”. Naturalmente era stato riammesso, per il momento, al piano superiore. E naturalmente, nonostante il suo atteggiamento scettico, lui non rinunciava a curarlo sul serio.
La verità era che quell’uomo gli piaceva e gli faceva tenerezza quella sua strana follia, sempre che di follia si trattasse, perchè, a dire il vero, i suoi ragionamenti che spaziavano dall’economia, all’ambiente fino alla filosofia avevano una loro logica. Con il tempo erano arrivati a una sorta di amicizia e si davano del tu. Lui aveva imparato che un “Come stai?” poteva avere due possibili risposte.
“Chi non muore si rivede, ma meglio morti che appesi a un filo” (quando era di cattivo umore)
oppure “Chi non muore si rivede, ma meglio appesi a un filo che morti” (quando era di buon umore).
Con sua profonda soddisfazione poteva affermare che la seconda risposta, quella più ottimista, era diventata la più frequente da quando prendeva i Fiori di Bach. Ad un certo punto avrebbe pure potuto dire che fosse un uomo felice. Questo era accaduto quando aveva deciso, naturalmente per motivi etici, di piazzarsi un pollaio in giardino.
Aveva comprato 12 galline, sei bianche e sei rossicce, che per circa sei mesi gli avevano fatto provare l’ebbrezza del pensiero positivo. Ogni gallina aveva il suo nome e ogni uovo veniva amorevolmente misurato come fosse d’oro. Ci parlava come fossero le sue bambine: le sgridava quando non facevano le uova, se le vedeva agitate per calmarle si metteva a cantare “Imagine” di John Lennon, condivideva con loro tutte le sue teorie sul mondo moderno e le multinazionali che ormai anche gli amici più cari si erano stufati di sentire. Si era addirittura comprato lo Smartphone per condividere via WhatsApp le foto delle sue adorate.
Essendo 12, come i mesi dell’anno, e per lui assai più belle della Canalis o della Satta, erano diventate protagoniste di una sorta di sexy-calendario avicolo che ha cercato di vendere ai pochi amici sopravvissuti alle sue stranezze.
In quel periodo, e solo allora, alla domanda “Come stai?” rispondeva contento “Questa settimana 20 uova”.
Poi la tragedia. Un serial killer ignoto (volpe o faina, non si sa), riuscì a introdursi nel pollaio facendo strage completa delle sue bambine con immensa costernazione di tutti.
Alla domanda “Come stai?” rispondeva solo e sempre “Vedovo”.
Inutile dire che il pessimismo era tornato a dilagare e che di conseguenza la moglie lo aveva nuovamente retrocesso al piano inferiore.
Dopo più un mese, non vedendolo comparire allo studio, mi preoccupai e decisi di andare a trovarlo a casa.
Quando sono arrivato stava giocando con la sua tartaruga di terra. La metteva sullo skateboard e la creatura si spingeva da sola con le zampette, arrivando fino alla fine del marciapiede. Poi lui, pazientemente, la riportava indietro e la faceva ripartire.
“Non ho mai visto una cosa del genere Saverio.” mi ricordo che dissi.
Lui mi rispose, tutto abbacchiato:
“La tartaruga non va sullo skateboard perché si diverte, ma perché soffre di solitudine. Crede che sia il suo innamorato, e invece, pensa che fregatura, è solo un pezzo di plastica. E ricordati queste mie parole dottore, noi non siamo molto diversi da lei, andiamo su e giù tutto il giorno per il nostro marciapiede illusi di cavalcare l’amore vero quando invece è tutta finzione. Si finisce tutti come la tartaruga sullo skateboard.”

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