Prosa

La cattiveria è un gelato prima del bagno

La cattiveria e la noncuranza sono uno stato autodistruttivo, prima che distruttivo. Derivano dal non rendersi conto che siamo un tutt’uno in stretta dipendenza, per quanto ci sentiamo suddivisi dentro forme diverse.

Come dire un tronco che non voglia farsi carico dei propri rami o delle foglie che non vogliano cedere alla loro stessa pianta il nutrimento che producono.

La cosa interessante è che questa possibilità e capacità di andare contro se stessi pare ce l’abbia solo la razza umana. Sembra infatti che siamo l’unica specie sulla terra a essere stata dotata di un apparato chimico che ci fa godere di questo esercizio della cattiveria, tipo i sensori che abbiamo per il gelato.

L’acquisizione di questa coscienza che ci fa godere del far soffrire, avvenuta probabilmente attraverso una mutazione genetica, è un altro modo di vedere la storia della mela e della perdita del paradiso terrestre.

La nostra scelta, il nostro libero arbitrio, sarebbe dunque imparare a distinguere e saper scegliere tra quello che ci fa bene come tutto unico e quello che ci uccide singolarmente facendoci godere.

Riuscire a capire come e perché ci accade qualcosa, ma ancora meglio percepirlo con tutti i nostri piani di coscienza, è il primo e indispensabile passo per mettere al suo posto ogni cosa.

Vale anche per i maschi e gli oggetti di casa, naturalmente.

Diciamocelo, ricordiamocelo sempre e insegnamo ai nostri figli che non possiamo mangiare questo gelato se vogliamo fare il bagno nel mondo.


grazie a Smart88 che riesce a far funzionare, con fatica (fatica mia, non sua) e non so con quale rendimento poi, il mio ultimo neurone

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Gigi Todesca
Sono umano, ma sono anche un sasso, il vento, le piante, gli animali e tante cose che ancora non so.

2 Replies to “La cattiveria è un gelato prima del bagno

  1. Gigi, consolati pensando che, per il tuo ragionamento, quel neurone è parte di me. E forse agli uomini della mia vita, gli oggetti per casa li ho sempre nascosti io, per fare in modo che, cercandoli, mi aiutassero a trovare parti di me stessa che ancora non conoscevo. Tu, per esempio, metti sempre in luce la parte di me che vuole l’armonia col mondo.
    Grazie, sei prezioso. Ti sorrido.

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