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IL SALOTTO

La luce del tramonto aveva fatto vibrare il salotto d’una nota calda e sanguigna. Facendosi largo tra le nuvole nere che si stavano addensando, raggi d’oro ramato avevano trafitto le alte vetrate, trascinandosi dietro luccicanti cortei di granelli che vorticavano come folli baccanti, avvinti all’ultimo lucore del sole morente.

Quella danza era durata un attimo soltanto, incalzata com’era dalle gelide braccia della sera, che avevano orlato di crepuscolo i mobili di legno antico e cangiato le tonalità di arancione dorato in sfumature bluastre, quasi lunari. Gli angoli del salotto si erano oscurati, e così il soffitto a cassettoni, e lunghe frange d’ombra avanzavano già verso il prezioso tappeto persiano che giaceva sbiadito davanti al divanetto rococò.

Sul divanetto spiccava la macchia bianca d’un abito da sposa, che s’ingrigiva nella luce della sera. Non era fresco di sartoria e, nonostante fosse stato adagiato con cura, le mani premurose che ve lo avevano sistemato non erano riuscite a lisciare l’organza delle maniche, stropicciata da danze estenuanti e sorrisi di circostanza, né ad aggiustare i veli sfrangiati da verità superficiali o rammendare gli strappi, che una lunga pratica di silenzi astiosi aveva aperto nel broccato della gonna a sbuffo.

Sul corpetto in pizzo di Burano, impreziosito da intarsi di perle di fiume, era conficcato un coltellaccio da cucina, proprio all’altezza del cuore. La lama si era spinta ben oltre il vaporoso tessuto e fendeva in profondità l’imbottitura dello schienale.

Di fianco alla porta, sul tavolino stile liberty, una pochette nera e sobria attendeva di venire afferrata e trascinata nella notte.

 

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12 Replies to “IL SALOTTO

    1. Prima di fissarla con le parole, avevo immaginato di vedere la scena proprio come se fosse stata una sequenza di inquadrature cinematografiche 🙂 quindi sì, l’inizio di un film. O la fine, chissà. Grazie Kore.

  1. La grande cura e sensibilità con cui descrivi la costruzione di una vita e di una visione del mondo lacerate inesorabilmente dalla estraneità, grezzezza e noncuranza di un semplice coltellaccio da cucina. C’è un racconto infinito in tutto questo.

    1. In questo brevissimo brano mi riproponevo di scrivere un pezzo che, solo attraverso la descrizione di un ambiente, riuscisse a indurre nel lettore delle suggestioni, conducesse a immaginare storie non scritte, successive o antecedenti. 🙂 Se ci sono riuscita anche solo un pochino, sono contenta. Grazie Gigi.

  2. @ Smart, Gigi, Kore ciao amici e grazie di avermi letta 🙂
    Sarò molto presa fino verso dicembre, ma una visita ogni tanto verrò a farla. Intanto vi abbraccio e spero di riuscire a preparare anche qualcosa di leggibile da postare in qualche momento futuro. Comunque siete sempre nel mio cuore. A presto! <3

  3. Ciao Eli, complimenti per la scrittura (descrizione perfetta e suggestioni assicurate) e per la suspense: in effetti ho riletto per capire se era solo un vestito simbolo e se c’era dentro qualcuno. Sembra di no, e quindi mi lasci in attesa e apri la strada all’immaginazione.

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