Prosa

Easterico

Attese sviluppi dal suo posto, in giardino. Il naso gli saettò emozionato non appena sentì i primi bicchieri rompersi in cocci, i tonfi pesanti, le urla. Era stato tutto più rapido di quanto avesse ipotizzato.

Restò immobile con le orecchie dritte e la carotina in ceramica strizzata nella zampa destra. La scritta gialla sul suo petto era illuminata da un sole insospettabilmente caldo, per essere soltanto a metà aprile.

Una formichina del vialetto gli si arrampicò sul codino a batuffolo, facendogli solletico; se ne liberò in uno scatto stizzito senza perdere d’occhio la porta d’ingresso.

Nella sua mente si avviava a ripetizione il filmato ipotetico di ciò che si era convinto stesse accadendo là dentro: gli umani erano così prevedibili.

 

Lo erano stati soprattutto l’anno precedente, quando lo avevano infilato in cantina in quel mobile ammuffito, insieme alle uova decorative che avevano usato per abbellire la loro abitazione.

Ingabbiato per quasi quattrocento giorni, steso su un fondo di legno imbarcato per l’umidità e infestato da ragni e ratti, aveva creduto di impazzire. Fino ad un certo punto, infatti, si era ridotto ad intrattenere conversazioni con un nodo del legno di quella vecchia credenza. Camilla, lo aveva chiamato.

Poi, invece, erano stati proprio i topi a salvarlo. Camilla gli aveva parlato a lungo dei suoi cugini roditori, quelli che, come lui sapeva, stavano un gradino più in basso sulla scala evolutiva. Era stata una fortuna scoprire di parlare la loro stessa lingua; o forse lo era stata scoprire di nutrire lo stesso rancore nei confronti degli umani.

I topi, ad ogni modo, avevano sentito la sua voce e roso la serratura della credenza; lo avevano liberato.

 

– Cugino, stavi parlando con l’asse di legno, prima? – gli aveva chiesto uno di loro, una volta che il coniglio era saltellato fuori sgranchendosi le zampe.

– No, con Camilla -. Il ratto aveva squittito tra sè, puntando il musetto grigio verso l’oscurità. Sembrava stesse soppesando le parole da dire.

– Non hai sniffato quella polverina bianca negli angoli, vero? Ha fatto fuori almeno quattro di noi, nell’ultimo periodo -. Gli occhi gli si erano fatti grandi, impauriti.

– La polverina bianca? Di che parli? -.

– L’hanno sparsa i bipedi che abitano in casa. Vogliono ucciderci -.

– Oh, capisco. No, non ho sniffato nulla. Senza contare che io sono un coniglio di ovatta -.

– Di Ovatta? Non conosco questo posto -.

– No, no. L’ovatta è..oh. Non importa. Ho una proposta da farti. Da fare a tutti voi topi -.

– Va bene. Ma non guardarmi con quegli occhi. Sembri isterico -. Lui gli aveva sorriso muovendo le cuciture del nasino, pensando alle coincidenze di quella definizione. Non se l’era presa, no; aveva semplicemente trovato il suo nuovo nome.

 

Ora, lì dal vialetto, in quel giorno di Pasqua, Easterico si stava beando del frastuono proveniente dalla casa.

Dopo circa trenta secondi la porta, una bocca nera e profonda, si spalancò sbattendo sulla parete interna. Da essa uscirono correndo per strada gli umani che lo avevano intrappolato in cantina. Li riconobbe: la donna bionda aveva i boccoli scompigliati, a tratti appiccicati alle lacrime che le correvano lungo le guance. Alla gonna strappata si aggrappava il piccolo uomo – il bambino – che lo aveva lanciato in aria ripetutamente durante la ricerca delle uova. Infine l’uomo, il suo carceriere, strizzava invano tra le mani un forchettone per arrosto, mentre un rivolo di sangue scorreva lungo il suo braccio destro. Osservò deliziato il suo sguardo atterrito: ora l’isterico sembrava proprio lui.

Fu quindi il turno dei topi. Un fiume grigio di squittii si riversò nel prato, straripando lungo le siepi del giardino, cavalcando gli attrezzi e il tosaerba, abbattendo gnomi e fenicotteri di plastica.

La famiglia urlante fuggì lungo la strada, ancora inseguita dagli animali che, una volta scoperti da lui i segreti per sopravvivere ed evitare il veleno degli umani, gli avevano giurato fedeltà assoluta.

Fedeltà e vendetta, chiaramente.

Easterico fece due saltelli verso l’interno dell’abitazione, ammirando lo sfacelo che vi regnava. I suoi cugini avevano fatto un meraviglioso lavoro, al meglio delle loro possibilità. Ipotizzò il tempo e il denaro necessari per far tornare tutto alle condizioni iniziali, e i baffi di corda fremettero deliziati.

Prese il fagotto che si era preparato per la fuga e se ne andò imboccando di nuovo il vialetto.

– Buona Pasqua – sussurrò tra sè. – Buona fottutissima rinascita, stronzi -.

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Smart88
Sono un disastro.

9 Replies to “Easterico

    1. Ti ringrazio, Silvia. Sei molto gentile.
      Cerco di tenermi allenata nella scrittura, il tempo è sempre pochissimo, e le vacanze sono un’ottima occasione per farlo.
      Grazie per aver lasciato traccia del tuo passaggio, ti sorrido 🙂

  1. Marti, sconcertato è la parola giusta; ogni volta che ti leggo, ti sento cantare, mi commenti, che vedo cosa combini. E il senso è dover risistemare l’orchestra, riaprire le finestre alle possibilità, le orecchie alle cose vere e importanti, quelle che possono risuonare con le mie, farsi specchio e orizzonti. Mi incasini, ma è proprio per questo che mi piace leggerti, lo sai.

    1. Gigi. È da poco che ho iniziato davvero ad accettare me stessa per ciò che sono: una trentenne in cui la baraonda emotiva è sempre ingestibile e dietro l’angolo. E, ho deciso: va bene. Vado bene così. Non è necessario che io mi imponga di essere ciò che non sono. L’unica cosa che mi sento di fare è esprimermi come posso. Rispettarmi, sempre. Ti voglio bene, sei una persona limpida. Sai che la penso così. Ti sorrido. Grazie. 🐸

      1. Ci provo Marti, ci provo…
        E ti voglio bene da sempre, proprio per come sei.
        E beata te che ci arrivi a trent’anni, io molto zuccone, lo sai.
        Ma ho il tuo sorriso e va tutto bene.
        E quello che adesso ho per te è molto bello, di quelli che ti guardi allo specchio e ti piaci tanto.
        Grazie

    1. Ciao Selly..voi mi riportate sempre indietro con i ricordi. Verso un luogo e un momento di vita che riguardo con occhi che luccicano. Credo che rimanga sul serio chi è più vero. Reale e vivo.
      Grazie anche a te. Ti sorrido forte!

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