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Di frutta e di quasi anniversari.

Tra 4 giorni, il 7 luglio, sarà il dodicesimo anniversario del mio orale alla maturità.
Perché non aspetto il 7 luglio? Perché io son fatta strana, e perché sarebbe una balla non dire che è da almeno una settimana che ci sto rimuginando su.

Penso, insomma, a come il tempo passa in fretta. E a come le cose cambiano, in poco più di dieci anni. Le persone, in particolare. Io.

Quell’anno era morta nonna, così, all’improvviso. È stato qualcosa che mi ha lasciato un vuoto dentro. Un buco nero che non si sarebbe colmato neppure quando, tre anni dopo, le avrei dedicato la mia tesi di Laurea, figurandomela là, orgogliosa, in prima fila, a sorridermi con tutti quei denti bianchi.

Credo di aver preso da lei questa cosa del curarmi degli altri, prima che di me stessa. Così trovo assurdo, ora, il mio pensiero di allora di poter diventare una chimica. Sì, la scienza mi piace, ma dentro ho un legame indissolubile con empatia, alchimia e magia. Mi piace, da buona “sociopatica”, avere a che fare con le persone. La “sociopatia” mi salva, in qualche modo, e forse mi fa vedere le cose in modo più asettico.

Da nonna ho anche preso la dolcezza, e gli occhi che sorridono prima della bocca. La prima delle due, non so perché, ma in qualche modo cerco sempre di nasconderla, come se mi facesse sembrare debole. La seconda non posso proprio farla passare inosservata. Nel 90% delle foto io non rido, ma i miei occhi sí. Qualcuno me lo ha fatto anche presente, ma i miei muscoli facciali non sono in grado di svolgere quel determinato compito, almeno su mia esplicita richiesta. Insomma sono disprassica per il sorriso. O, siccome studi insistono sul dire che per piangere si debbano attivare molti più muscoli, allora sono fissata con la ginnastica. Almeno facciale.

Comunque. L’orale.
Avevano pescato la lettera Q. Ciò significava, avendo io il cognome iniziante per P, che sarei stata l’ultima maturanda ad accedere alla prova finale. La cosa all’epoca mi aveva fatto incazzare non poco: l’estate per tutti iniziava molto prima che per me; ma, a conti fatti, io odio l’estate. E poi, in questo modo, ricorderò per sempre la data del mio orale: 07/07/07.
Il 7 è un numero che ritorna.

Ricordo che un commissario esterno mi fece una domanda aggiuntiva collegandosi al mio argomento principale: l’acqua. Domandò quale problematica fosse emersa in epoca recente a riguardo, e al mio sbigottimento rispose che – caspita! – avrei pur dovuto leggere un giornale o guardare un tg. Dentro di me mi chiedevo cosa volesse sapere, cosa volesse chiedere a una ragazza che per preparare bene la maturità si era trincerata dietro a libri, scartoffie, schemi di tutto l’anno e aveva perso contatti col mondo esterno almeno da un mese. “Che l’acqua scarseggia, no?!”, aveva esclamato lui. Avrei anche potuto dirgli che non avevo compreso la domanda, che stavo cercando qualche preciso fatto di cronaca recente, ma il fatto è che mi ero sentita comunque umiliata.

Ora so (qualcuno l’ha detto meglio di me) che l’insegnamento termina quando inizia l’umiliazione. Sarà un errore che tenterò di non commettere mai. Ci si può tendere verso una mente, indirizzarla, dirigerla verso la risposta corretta. Ma mai umiliarla e farla sentire stupida.

Mi ci sento ancora, stupida, a volte. Molte.
È un atteggiamento che condiziona la mia vita. Ma dodici anni dopo gli esami, posso dire che la maturità mica si raggiunge lì. No. Forse non si raggiunge proprio.
È un percorso in salita, qualcosa che ci cambia ad ogni passo, un plasmarsi continuo sotto quegli impulsi chiamati eventi. Il tempo la fa da padrone. Si cresce, ci si modifica, si diventa più consapevoli, forse. Più sicuri.
Ma maturi? Maturi mai.

Mica siamo mele.

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Smart88
Sono un disastro.

2 Replies to “Di frutta e di quasi anniversari.

  1. Cara smart l’esame di maturità è un evento che si ricorda e si sogna…..per tutta la vita! Penso che non solo sia legato alla grande emozione ma anche all’età. 😊
    Il primo grande impegno responsabile davanti alla società. È vero che gli esami non finiscono mai, come diceva Eduardo, ma quello è il primo importante che da avvio alla lunga serie che la vita ci impone o ci propone.
    Ma è proprio questa serie di esami che, secondo me, ci fa crescere e cambiare o meglio evolvere.
    Non tutti lo fanno, peccato per loro! 😊

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